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Passeggiate Vicane

Scopri i luoghi di maggiore interesse turistico, culturale, storico e artistico del centro di Vico Equense

Un elenco dei maggiori punti di interesse turistico, artistico, culturale e storico del centro di Vico Equense per scoprire la magia di questa splendida città in una passeggiata che vi lascerà senza fiato. Per coloro che desiderano esplorare Vico Equense e le sue borgate in modo più suggestivo e autentico, consigliamo di avventurarsi lungo le strade secondarie che offrono viste panoramiche uniche e un contatto più intimo con la natura e il paesaggio locale. 

Indipendentemente dalla strada che scegliete, l’esperienza di scoprire Vico Equense e le sue bellezze nascoste sarà indimenticabile, promettendo avventure culturali, storiche e naturali che vi lasceranno incantati.
Benvenuti a Vico Equense.

Il monumento ai caduti vicani della Grande Guerra è costituito da un grande obelisco in pietra poggiante su un basamento poligonale. L’obelisco, scandito da quattro registri, ha il fusto scanalato ed è sormontato da una sfera decorata da corone d’alloro sulla quale svetta una stella. Sulla fascia del secondo registro si alternano stemmi e festoni di alloro. Sul basamento, recante al centro l’iscrizione commemorativa, e decorato a sinistra da un rilievo bronzeo con lo stemma comunale e a destra da un’ancora, insiste un gruppo scultoreo formato da due soldati che sorreggono una Vittoria alata.  Il monumento è situato all’interno di una villetta con vista sul golfo di napoli e il Vesuvio.

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Madonna della neve nel Rione Pozzillo, venne eretta anche la Cappella della Madonna della Neve, ad opera dei lavoratori del ghiaccio, conservato nelle fosse della neve del Monte Faito e diretto alla volta della Marina di Mergellina, a Napoli, dove sarebbe stata eretta una omonima Cappella. Punto di arrivo della passeggiata delle 13porte denominata “via della neve” e’ un piccolo gioiello, incastonato tra i palazzi e con una vista mozzafiato sulla Marina di vico ed il Vesuvio.

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Il Museo Aperto Antonio Asturi è una mostra permanente dedicata al pittore Antonio Asturi situata all’interno della nuova casa comunale di Piazzale Giancarlo Siani.

Antonio Asturi (1904-1986), pittore autodidatta, si è ispirato all’arte antica e contemporanea, sia napoletana che straniera.

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Nel 1800 Piazza Umberto I è stata protagonista della storia urbanistica e culturale di Vico Equense. Venne realizzata tra il 1832 e il 1840 per opera del Cavalier Giordano, direttore dei lavori della Strada per Sorrento, che ne curò la disposizione. Urbanisticamente il sito nasce ed è organizzato come piazza quadrata con una fontana posta nel suo baricentro. Successivamente, in seguito alla realizzazione di altre due strade, la piazza si trasformò in un quadrivio.
Nel 1854 il Canonico Gaetano Parancandolo nella coeva “Monografia del Comune di Vico Equense” descrive la Piazza Umberto I e la sua Fontana come segue: “…quadrata n’è la sua forma, ed acciocché non presentasse alcuna irregolarità il Cav. Giordano, che fu direttore della strada di Sorrento, la situò in modo, che anche i quattro raggi delle strade, due eseguiti, e due di progetto, avessero un eguale distanza, formando in essa una croce in tutto perfetta. Nel suo centro sorge una magnifica fontana che fu diretta dal valoroso giovine Spasiano: i tre delfini di marmo, che in forma naturale sostengono sulle loro spine una gran vasca, parimenti in marmo, furono fatti eseguire nel Lavoratorio di Napoli, e lo spesato della sua costruzione montò a ducati 1700…”.
Unica nel suo genere in tutto il territorio della Penisola Sorrentina, la fontana fu realizzata nel IXX secolo ad opera dell’architetto Raffele Spasiano che nel 1841 scrive: “…la costruzione della Fontana subirà qualche modifica… per la decorazione della stessa…i tre delfini e la conca, che invece di piperno saranno eseguiti in pietra da taglio di Caserta, detta bianca la quale si presta meglio alla lavoratura, ha maggior durata, ed è di più bella apparenza e la vasca che invece di essere munita dal solo piperno, avrà di tal pietra tutto il parapetto, e vi sarà fatto lo scalino di pietrarsa…”.

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La Piazzetta Croce, deve il suo nome ai cruenti anni della Rivoluzione del 1799. Allora i Repubblicani con il Vescovo di Vico , Monsignor Michele Natale innalzarono nella storica piazzetta ” L’ Albero della Libertà”. Con la vittoria finale delle forze Sanfediste fu costruita una preziosa edicola con al centro una Croce, in memoria dei sanguinosi avvenimenti.
E’ la porta d accesso del quartiere storico, oggi vi insistono alcune attivita’ che rendono la piazzetta accogliente e di sera ricca di vita.

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Il museo ospita, in tre sale al piano terra dello storico Palazzo Comunale, circa 200 reperti di varie civiltà (greca, etrusca, italica), testimonianza dell’antico insediamento urbano esistente tra il VII ed il III secolo a.C. I reperti sono stati rinvenuti a partire dagli anni sessanta dello scorso secolo nella Necropoli di via Nicotera e delle strade adiacenti.

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Situata In Via Vescovado la chiesa Dell’Annunziata, ex-cattedrale della diocesi equense fino agli inizi dell’Ottocento, è proiettata a picco sul mare cristallino della Marina d’Equa e fu fondata per volere del vescovo Giovanni Cimino tra il 1320-1330. L’aspetto della chiesa è stato modificato nel tempo ma della originaria struttura gotica persistono ancora le finestre sui fianchi dell’abside dell’altare maggiore e le laterali. La chiesa, a pianta basilicale a tre navate, è dotata di una facciata settecentesca commissionata dal vescovo Paolino Pace (1773-1792) ed uno straordinario campanile di XVI secolo su tre ordini terminante con una loggia merlata. Museo Diocesano: le pareti conservano stemmi e lapidi appartenute ad importanti famiglie vicane. Di fattura pregiata è l’ostensorio ornato con insegne dei Ravaschieri e dei Filangieri; si annoverano anche paramenti sacri e resti del coro dei canonici; tra gli arredi dell’ex cattedrale, sotto la navata principale della chiesa, si annoverano frammenti di affreschi, mitre e quadri di soggetto sacro.

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Nel vano sottostante la navata principale chiesa della SS. Annunziata. è stata allestita una mostra di arredi dell’antica cattedrale in parte sottoposti, assieme agli arredi lignei della sagrestia, ad un intervento conservativo e di recupero nel 2018. L’intervento ha avuto per oggetto un approfondimento storico artistico da parte della sezione turistica dell’Istituto Statale “Vitruvio” di Castellammare di Stabia, coordinato dal prof. Ciro Coppola. L’ambiente, non esistente nell’antico impianto medievale, è stato ricavato durante i lavori di restauro della chiesa che nei primi anni Settanta dello scorso secolo furono attuati per sopperire a dissesti statici. Per assicurare la stabilità dei pilastri fu necessario scendere in profondità scavando sotto la navata principale, creando una cripta pensata come ambiente da allestire a mostra permanente, in attesa della sua definitiva destinazione a Museo Diocesano Sorrentino-Stabiese. La raccolta spazia da resti degli affreschi trecenteschi che decoravano l’abside all’opera più recente, il quadro raffigurante San Gennaro repubblicano, donato dal maestro Armando De Stefano per commemorare il secondo centenario della Repubblica Napoletana che vide implicato il vescovo Michele Natale; di mons. Natale sono esposte le due mitre in seta a lama di argento con la custodia in pelle recante inciso il suo stemma. Sono presenti anche quattro quadri a soggetto sacro donati dai figli del celebre pittore vicano Antonio Asturi. Lungo le pareti del museo sono affisse lapidi sepolcrali e stemmi dei vescovi e delle famiglie più in vista di Vico Equense; nelle vetrine sono esposti arredi sacri in legno dorato ed argentato, argento, metallo e paramenti realizzati con preziosi tessuti serici. Notevole l’ostensorio argenteo di bottega napoletana recante sul fusto gli stemmi delle famiglie Ravaschieri e Filangieri, donato dal feudatario di Vico Filippo Ravaschieri, principe di Satriano e dalla moglie Teresa Filangieri, sorella del più famoso Gaetano. Nella bacheca centrale sono esposti paramenti sacri appartenuti a Mons. Sozi Carafa, costruttore dell’omonimo palazzo, ed ai canonici don Mario Buonocore, ultimo vicario capitolare ed a Mons. Giuseppe De Simone, don Pinuzzo, giornalista, poeta e scrittore. Alle estremità della sala sono incastonati i resti del coro ligneo dei canonici, inizio Seicento, che un tempo era situato nel presbiterio della Chiesa.

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Esistente nel XV secolo con il nome di S. Maria della Pace, la cappella venne acquistata nel 1742 dalla Arciconfraternita dell’Assunta, sodalizio sorto nel 1615. Dal 1987 vi parte, nella serata del Venerdì Santo, una suggestiva processione penitenziale cui partecipano centinaia di confratelli che indossano saio e cappuccio viola. Tra le opere d’arte custodite, l’altare ligneo settecentesco interamente decorato con pannelli di tessuto e filamenti a motivi floreali e realizzati con perline vitree, coralli e madreperle.

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La Villetta fu costruita tra il 1936 e il 1938 su un terreno donato al Comune di Vico Equense dall’Istituto Santissima Trinità e Paradiso, facente parte del fondo Terranova; interessato dalla costruzione della nuova strada (attuale Corso Filangieri), nell’appendice esterna di questo terreno agricolo molto ripido, coltivato ad oliveto, fu costruito un muro di cinta; una volta che quella zona fu resa pianeggiante fu trasformata in una terrazza adornata, dopo la seconda guerra mondiale, con pavimentazioni, alberi di leccio e aiuole ancora
presenti. Oggi, la “Villetta Paradiso” è uno dei simboli della città, ispirazione, inoltre, della canzone “La loggiata d’o Paraviso” di Clementina e Stanislao De Gennaro (vi è collocata, inoltre, una targa).

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La chiesa di S. Maria delle Grazie a Punta Mare è sita in quella che per antonomasia viene definita località “Punta Mare”.
Intorno al 1660, Mons. Repucci vescovo di Vico, parlando di alcune cappelle a Punta mare, diceva che esse, cadute in rovina in tempo molto antico e coperte da sterpi e da rovi, che ne avevano fatto perdere del tutto il ricordo, erano state ritrovate per mezzo di una luce che di notte splendeva nel luogo dove erano. Gli abitanti di Vico, richiamati da questa luce, fecero delle ricerche in quello sterpaio e trovarono, dipinta su un antichissimo muro, l’immagine della Santissima Vergine. Divulgatasi la notizia di questo miracoloso ritrovamento, è sempre Mons. Repucci a raccontare che vi accorsero molti fedeli e che, con le offerte raccolte, fu riedificata una cappella
Il 7 aprile 1942, il transito, sulla statale Sorrentina, di alcuni cannoni di grosso calibro (305/50 mod. 1912 per la difesa costiera ancora operativi nella seconda guerra mondiale) causò il crollo della cupola maiolicata della chiesa che, a sua volta, fece sprofondare il solaio. Per il pericolo di caduta delle pareti laterali, dove poggiava la cupola, la Sig.ra Visco, proprietaria del vicino fabbricato, intimò il 7 ottobre 1949 il Capitolo a provvedere ad eliminarlo.
Dopo alcuni anni di abbandono, su interessamento di Don Mario Buonocore (allora Vicario perpetuo dell’ex cattedrale) e con l’autorizzazione della Curia Arcivescovile di Sorrento, il Capitolo ottenne dal Genio Civile il riconoscimento di danno di guerra e il contributo per accomodare la chiesa. I lavori iniziarono negli anni sessanta del novecento. Fu restituita al culto il 7 gennaio del 1967 dal compianto Arcivescovo Mons. Raffaele Pellecchia che la benedì. La cappella è arricchita da lesene con capitelli e da una cona d’altare in stucco, che incornicia la Madonna delle Grazie.

Le due statue presenti nelle nicchie poste a sinistra e a destra dell’ingresso, raffigurano San Ciro e San Giovanni, i due Santi patroni di Vico Equense, la cui ricorrenza invernale si festeggia il 31 gennaio, quella estiva ad agosto.

Attualmente non si celebrano messe nella chiesa, tranne che i matrimoni delle coppie che spesso scelgono questa particolare location a picco sul mare per celebrare le loro nozze.

Tutti i venerdì, inoltre, si realizza
Qui un momento di preghiera, giacché la chiesa è Sede Territoriale APS (Attività di Promozione Sociale) di Radio Maria.

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Il complesso denominato Conservatorio della SS. Trinità e Paradiso fu fondato nel 1676. La struttura, situata nel centro cittadino, è a chiostro ed inizialmente ospitò le monache, modificando il proprio assetto nel corso degli anni. L’Istituto è stato interessato, inoltre, dalla costruzione di una biblioteca, attrazione, in particolare, per ragazzi e bambini, nonché luogo di socialità e cultura. Punto di incontro per tutte le età è poi il giardino nella cornice del suo storico aranceto.

Un luogo unico al centro della citta’ racchiude un antico aranceto. Rappresenta un punto di interesse per i piu’piccoli ma anche per chi vuole trascorrere qualche ora all aria aperta. E’ uno spettacolo unico la mescolanza di colori e profumi,a cui si puo’assistere, ad un passo dal centro.

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La struttura culturale è stata inaugurata il 22 ottobre del 1992 e costituisce uno dei musei scientifici più importanti della Regione Campania per il numero, la varietà e la rarità dei campioni esposti tra: minerali, gemme, fossili e conchiglie.

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La chiesa, caratterizzata dalla vivace cupola settecentesca maiolicata, è dedicata ai santi patroni Ciro e Giovanni e sorge in un luogo cruciale per la memoria storica della città. Qui era un tempo uno degli edifici sacri più antichi di Vico, risalente al XII secolo e restauro sotto re Alfonso d’Aragona: la piccola chiesa sede fino al 1608, del ‘Tocco ‘ o ‘ Seggio’ dell’ Universitas, il luogo dove si radunavano i cittadini per discutere e deliberare sui problemi politici o amministrativi. Nel 1696, in seguito ai danni provocati da un violento terremoto, la chiesa viene abbattuta e ricostruita; i lavori terminano nel 1715, come testimonia l’iscrizione sull’ ingresso. La facciata, raffinata ed elegante, preceduta da una breve scalinata, è decorata da elementi in tufo, la pietra lavica di colore grigio molto utilizzata nelle architetture napoletane. Il campanile, edificato nel 1873, termina con un caratteristico pinnacolo dalla forma orientaleggiante. L’ interno della chiesa presenta una pianta a croce latina, con navata centrale e cappelle laterali.

Da tombe rinvenute in Via Nicotera, come pure in Via Cortile, si hanno tracce dell’antico insediamento del VII sec. a.C.  In esse, sono stati rinvenuti manufatti pregevoli come vasi in bronzo e ceramiche attiche. Alcuni dei reperti della necropoli arcaica sono conservati presso l’ Antiquarium Silio Italico (Corso Filangieri, 98).

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La Marina di Vico è stata per secoli l’approdo sicuro della città a partire dall’epoca preromana. La marina di Vico Equense è facilmente raggiungibile in pochi minuti dal centro della città a piedi attraverso l’antica strada panoramica Via Castello Marina indicata sulla mappa con la lettera “I”. La spiaggia è sabbiosa e con presenza di sorgenti. Presenti attività ristorative e stabilimenti balneari da cui ammirare lo scoglio della Tartaruga e della Margherita.

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La Marina di Seiano o Marina D’Aequa, è un piccolo borgo di pescatori ricco di testimonianze storiche risalenti al periodo romano e pre-romano. Le spiagge, costituite prevalentemente da sabbia e ciottoli, sono posizionate rispettivamente a destra e a sinistra del porto turistico. La Marina di Seiano è raggiungibile a piedi attraverso via Pezzolo indicata con la lettera “L” sulla mappa. Da Aprile ad Ottobre, grazie ai collegamenti marittimi, dal porto di Seiano è possibile raggiungere la splendida isola di Capri.

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A meno di un chilometro dal centro urbano è la chiesa e l’annesso convento di San Vito, sorto nel XVII secolo, e da oltre cento anni affidato ai Padri Minimi. Al primo piano sono custodite interessanti opere d’arte tra cui splendidi paliotti d’altare di manifattura siciliana del XVIII secolo raffiguranti celebri episodi della vita di San Francesco di Paolo, fondatore dell’Ordine dei Minimi.

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Viabilità secondaria:

Via Pozzillo deve il suo nome dalla presenza di una sorgente naturale che alimentava un pozzo ,già in epoca romana gli abitanti attingevano l’acqua. Via Pozzillo conduce alla storica cappella della “Modonna della Neve”

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Via Scrajo è un’antica via che dalla torre campanaria del convento di Santa Maria del Toro porta allo Scrajo Grande (oggi Bikini). La strada era già rotabile, anticamente, fino al luogo detta “Pagliarella”, da cui proseguiva lungo un sentiero angusto e irregolare sconfinate nella selva delle monache, dove trovarono sepoltura circa 200 cholerosi. Il toponimo è di origine greca e ricorda la ripidità della costa in quel punto; in località Scrajo, inoltre, era presente una torre di guardia (“torre di Cocchiano”) caduta nella seconda metà
del ‘900. Dalle profonde erosioni sotterranee situate nelle grotte sottostanti la punta dello Scrajo, una sorgente naturale rende opalescente le acque marine. Conosciuta già ai tempi dei Romani e caratterizzata da ventimila metri cubi di acqua sulfurea dalle preziose qualità terapeutiche, ha reso famose le cure termali praticate da più di un secolo in questo tratto di litorale.

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Via Macello è un’antica strada che prende il nome dal luogo adibito alla macellazione degli animali; essa inizia dal bivio Via G. Nicotera-Via Santa Maria del Toro e raggiunge Via R.Bosco in località “fosso”. Presenta due tratti carrabile intermezzati da una scalinata.

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Via dei Mulini è un’antica strada che collega S. Maria del Toro a S. Francesco (Via Sperlonga) lungo il percorso dell’antica Via Minerva; il nome deriva dalla presenza di un mulino costruito verso la fine del secolo XV per facilitare i cittadini vicani nel processo di molitura. Inoltre, mulini, a torre a ruota orizzontale, furono costruiti nei pressi del Castello e presso la Marina di Vico Equense. Essi erano alimentati attraverso l’acquedotto della Sperlonga.

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Oltre le mura del Castello, al di là del Centro Storico, a partire dal 1500, aveva preso a popolarsi il quartiere nato intorno al Santuario di S.Maria del Toro. Si trattò in origine della venerabile Chiesa di S.Maria del Toro de’ Reverendi Padri Teatini di questa città. L’antico borgo extra moenia denominato Casale di S.Maria del Toro era nato lungo la cosidetta Via dei Mulini costruita da Alfonso D’Aragona per collegare Vico a Castellammare e Sorrento. Secondo la leggenda, nel 1452, il massaro Nicola Villauto fece dipingere nella stalla un affresco rappresentante la Madonna col Bambino che, andata in rovina, sarebbe stata “scoperta” da un toro che qui si inginocchiò. Ricostruita nel 1600 fu abbellita con il soffitto ligneo a cassettoni affrescato con il Trionfo della Croce e la glorificazione di S.Gaetano. Ma è riconoscibile specie dal dipinto settecentesco della Madonna del Toro affrescato dietro l’altare. Presso la chiesa, nel 1478, era stato costruito l’acquedotto che alimentava la Torre del mulino.



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Via Canale è un’antica stradina del sobborgo di Vico Equense, il cui nome deriva dal canale che portava l’acqua dalla sorgente della Sperlonga al castello, all’ episcopio e, successivamente, alla fontana dei delfini (sita in piazza Umberto I). Oggi come allora la strada è larga circa 2-3 metri e parte dal quadrivio formato da via Nicotera, via Roma, via R.Bosco e via S. Sofia(anticamente tratto di Via Canale) per poi divedersi dopo 200 metri e congiungersi verso nord a Via L. De Feo (anticamente via Cavone), verso ovest al bivio Corso Filangieri-Piazzetta Croce.

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Vico Lungo inizia all’incrocio tra via S.Sofia, che prende il nome da una antichissima cappella ivi esistente gia’ nel XV sec. E via Cavottole, dopo un panoramico percoso si congiunge alla via R.Bosco.

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Via Bonea è un’antica strada di collegamento tra Vico centro e il borgo di Bonea, da cui prende il nome; essa parte da Via Nicotera e attraversando Via R.Bosco, per alcuni tratti, giunge a Bonea, dove si biforca in Via S. Andrea e Via Avigliano che raggiunge detta località durante il suo percorso; oltre la R.Bosco incontra Via Nardiello, Via Madonnelle, Via Laudano, Via Satrulo e Vico Buono.

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Antica strada pedonale panoramica per raggiungere la Marina di Vico Equense

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Strada pedonale per raggiungere la Marina d’ Aequa – Seiano

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