La salita al monte

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Percorrendo la via Raffaele Bosco, che parte dal centro di Vico e attraversa i Casali di Massaquano e Moiano, poco più di quattordici chilometri separano il mare e gli strapiombi della costa, dai 1050m. del Monte Faito, appartenente alla catena dei Lattari, così denominato per la presenza di ampie distese di faggi. Lungo i panoramici tornanti della strada si alternano gli olivi e gli abeti, le gole profonde e i dirupi: qua e là grandi macchie solari di ginestre illuminano la nuda roccia. Dai belvedere, nelle giornate più terse, si possono ammirare la costa sorrentina e il Vesuvio, distesi ai piedi del massiccio che ebbe in epoca romana, I'appellativo di Monte Aureo e anche di Monte del Latte. Infatti, secondo il medico Galeno, nato a Pergamo il 129 d.C., il latte prodotto in abbondanza sul pascoli del Faito, almeno fino all'invasione dell'esercito goto che affamato sterminò tutti i capi di bestiame, era dotato, grazie alla fertilità del suolo ed alla vicinanza del mare, di grandi proprietà curative. Sul versante roccioso del monte spiccano i resti dei grandi piloni di una teleferica con la qua le , fino all'inizio del secolo, si trasportava a valle la neve. L'industria della neve era, insieme alla vendita dell'erba, del legno dei boschi e dell'affitto dei pascoli, una notevole risorsa economica, fin dal tempi in cui Carlo D'Angiò, nel 1272, costituì il feudo di Vico. Il primo documento relativo alla raccolta, che avveniva in profonde fosse coperte da foglie e terra, risale al XVI sec., allorquando Federico Carrafa stabilì delle pene per chi rubava la neve del Faito. Per il trasporto a Vico ed a Castellammare di sacchi di circa centocinquanta chilogrammi, che venivano caricati su barche e carri, si usavano portatori o muli e, più tardi, la teleferica.

La Via delle Pendici raggiunge il Belvedere dei Capi, spiazzo panoramico, da cui hanno origine la strada Bassa o dei Castagni e la Strada Alta, che sbocca nel Piazzale della funivia. Quest'ultima costituisce un'altra via di accesso al Faito da Castellammare, insieme con la carrozzabile che fu aperta dal Conte Girolamo Giusso, dopo avere acquistato il monte all ' epoca della caduta della monarchia borbonica. Sia la Strada Alta che la Via della Cresta, tra fitta vegetazione ed alberi centenari, conducono al Santuario di S.Michele, eretto sul Monte Molare, distrutto nel XIX sec. e poi ricostruito: testimonianza di un antico tempio che, si racconta, fu edificato nel X sec., dopo avere avuto la visione dell'Arcangelo Michele, da Catello Vescovo di Stabia e dall'Abate Antonino, ritiratisi come eremiti sul Monte Faito. Basta allontanarsi di poco dalle strade per inoltrarsi in boschi di conifere e di faggi, ammirando ontani, pini neri, abeti bianchi e rossi, che sono solo una parte delle piante plurisecolari che fanno del Faito una splendida riserva naturale.

A.A.C.S.T.

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